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valvole a saracinesca

Categoria: Industria Pubblicato 24 Aprile 2017
Scritto da Antonio Ricciardi Visite: 502

Attraverso vari contributi di ordine teoretico, che vanno dalla visione artaudiana del teatro alle riflessioni deleuziane e derrideane circa la natura della differenza, si impone la necessità di approfondire una diversa modalità di pensare il "luogo estetico". Ciò che si intende è che oltre ad essere mutato un certo modo di produrre l'opera (d'arte) è, e deve mutare, anche il modo attraverso il quale di quest'opera si fa esperienza. Questo scarto, questo movimento che necessita di essere compiuto, si deve produrre nella direzione di una teorizzazione cha ha per oggetto un campo, un “campo di energia". Ecco cosa è il cinema, ecco cosa è l'opera. Nient'altro che una scena, un campo, investita da delle onde, energetiche. E' la crudeltà che si consuma sulla scena di Artaud, ma è anche il corpo senza organi, corpo che si rifiuta di essere organismo, puro corpo/flusso , all'interno del quale vengono ad iscriversi le forze, che lo scuotono, che lo animano. Proprio come la scena viene ad essere investita da flussi che la sconvolgono e la deturpano, in nome di una necessità, e della sua crudeltà. Nessun spazio nel quale la parola possa venire a codificare un senso, poiché anch'essa, anche la parola , è presa in questo campo magnetico dove tutto è carne e nervi. Da questo universo non sfugge niente, esso piuttosto si configura come un buco nero che tutto ingloba. Ogni narrazione è spazzata via. Nel senso che qualsiasi cosa accada non è lì in veste di diegesi, non è li come spettacolo aneddotico, tutto è preso nel vortice, soggetto a forze misteriose che ne piegano e ne deformano la sostanza. Come in Bacon, che rigetta i suoi stessi quadri quando ci vede un eccesso di contenuto narrativo: ciò che conta è mostrare le forze nel momento del loro agire, fare la figura nel momento in cui essa si disfa. Il senso di tutto ciò sta nell'abbandono di un modo di concepire l'opera come rappresentazione di qualcosa che le è estraneo: il che equivale a dire che l'abbandono è compiuto anche e soprattutto nei confronti di un'estetica che guardava all'opera d'arte come ad uno strumento in grado di fare esperienza del mondo. E' tutto questo ad essere mutato: non si tratta più di fare esperienza del mondo attraverso la rappresentazione (riproduzione) che un'opera ne fa, si tratta invece di entrare in rapporto con un oggetto che è soggetto, con il quale ci si mette in gioco, che non ragguaglia circa qualche aspetto del mondo, ma che piuttosto, lo altera. Il dispositivo attraverso il quale questo cambiamento di prospettiva si realizza è quello che vede sorgere un nuovo modello di architettura dell'opera, che non si da più come uno spazio aperto liberamente riconducibile al mondo esperito, ma piuttosto come un campo, una struttura che si modifica e contorce, che, libera da condizionamenti di ordine rappresentativo, si può imporre non già come oggetto al quale fare riferimento in modo da trarre un'esperienza di tipo finito, ma bensì come soggetto con il quale è necessario e obbligatorio fare i conti. valvola a saracinesca

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